La relazione terapeutica
Partiamo dall’ascolto e costruiamo una relazione fondata sulla fiducia e sul rispetto reciproco: uno spazio in cui sentirsi accoltə e liberə di esprimersi, senza giudizio e con i propri tempi.
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e Psicosessuologa clinica.
Lavoro con le persone per comprendere ed affrontare le proprie difficoltà, dando spazio ai vissuti personali, alle relazioni e al rapporto con sé stessə.

Non sono abbastanza.
Tira una linea: hai il diritto di volerti bene, incondizionatamente.
Le difficoltà individuali possono manifestarsi in molteplici e differenti modi, coinvolgendo emozioni, pensieri e corpo ed influenzando le relazioni interpersonali e il rapporto con sé stessə.
Ogni storia è diversa e del tutto personale, e partiremo proprio da qui.
Un’esperienza molto dolorosa può continuare a farsi sentire anche a distanza di tempo, nel corpo, nelle emozioni e nella vita quotidiana. Possiamo sentirci costantemente in allerta, provare emozioni intense e difficili da comprendere, fare incubi ricorrenti o avere la sensazione di rivivere ciò che è accaduto. Altre volte possiamo sentirci spentə, rallentatə, distanti da noi stessə o da ciò che ci circonda.
Possiamo comprendere queste reazioni alla luce della storia personale e lavorare per costruire una maggiore sicurezza nel presente, riconoscendo i bisogni attuali e ciò che può aiutare ad affrontare i momenti di difficoltà. Nel rispetto dei tempi di ciascunə, possiamo rielaborare le esperienze traumatiche, perché trovino un posto nella nostra storia e lascino più spazio alla possibilità di vivere il presente.
Vivere le relazioni può essere complesso. Possiamo desiderare vicinanza e allo stesso tempo temerla, avere paura dell’abbandono o del giudizio, sentirci in colpa quando diciamo di no o fare fatica a esprimere i nostri bisogni.
A volte ci sentiamo solə anche in presenza di altre persone, poco compresə oppure strettə nei legami. Possiamo ritrovarci in discussioni frequenti, chiuderci per proteggerci o ripetere situazioni che ci fanno soffrire.
Esploriamo il modo in cui entriamo in relazione, dando attenzione alle esperienze, alle paure e ai bisogni che lo accompagnano. Possiamo imparare a riconoscere i confini personali, esprimere con maggiore chiarezza ciò che sentiamo e affrontare i conflitti. Sperimentiamo modi di stare nelle relazioni che tengano conto dei nostri bisogni e di quelli delle altre persone, per costruire legami più rispettosi e soddisfacenti.
Rabbia, vergogna, ansia, senso di colpa o tristezza possono diventare emozioni molto intense e difficili da gestire. A volte reagiamo d’impulso, con parole o gesti di cui poi ci pentiamo; altre volte cerchiamo di trattenere tutto, fino a sentirci sopraffattə.
Può anche essere difficile riconoscere ciò che proviamo: sentiamo confusione, tensione o un malessere a cui fatichiamo a dare un nome.
Lavoriamo per riconoscere le emozioni, i pensieri sottostanti, le situazioni triggeranti e i segnali con cui si manifestano nel corpo. Ne esploriamo la funzione e il legame con i nostri bisogni, sperimentando strumenti per viverle, regolarle e comunicarle in modi più efficaci.
Provare un’emozione e agire sulla sua spinta sono due cose distinte: possiamo accogliere ciò che sentiamo e imparare a scegliere come rispondere, con attenzione al nostro benessere e a quello delle altre persone.
L’immagine corporea comprende sia il modo in cui vediamo il nostro corpo sia il modo in cui lo viviamo: pensieri, emozioni, sensazioni e significati personali. Il confronto con le altre persone, gli ideali estetici e le esperienze di giudizio possono influenzare questo rapporto. Il corpo può diventare oggetto di vergogna, critica o controllo, fino a occupare molto spazio nei pensieri e limitare la vita quotidiana.
Anche il rapporto con il cibo può diventare faticoso. Possiamo cercarvi conforto nei momenti di ansia, tristezza o vuoto e sentire di perdere il controllo mentre mangiamo. Oppure possiamo seguire regole alimentari sempre più rigide, controllare continuamente calorie e peso, rinunciare alle occasioni in cui si mangia in compagnia o sentire il bisogno di fare attività fisica per compensare ciò che abbiamo mangiato. Cibo e movimento possono così diventare fonte di preoccupazione e senso di colpa, compromettendo il nostro benessere bio-psico-sociale.
Esploriamo il rapporto con il corpo e con l’alimentazione, comprendendo il ruolo delle emozioni, delle esperienze personali e delle aspettative che ci accompagnano. Possiamo lavorare per riconoscere i segnali corporei e i nostri bisogni, rendere più flessibili le abitudini e costruire un rapporto con il corpo fondato su maggiore rispetto e cura.
Può esserci distanza tra ciò che desideriamo e ciò che riusciamo a vivere. Paure, tensione, vergogna o esperienze dolorose possono rendere difficile la vicinanza e il rapporto con la sessualità.
La psicosessuologia offre uno spazio per parlare di desiderio, piacere, confini e difficoltà sessuali senza giudizio. Si stabiliscono gli obiettivi condivisi e si interviene sulle problematiche espresse, avvalendoci della terapia mansionale integrata.
Non sempre è facile dare un nome a ciò che si prova. A volte si avverte soltanto la sensazione che qualcosa non vada, senza riuscire a comprenderne il motivo.
Questo breve questionario è un invito a fermarsi, ascoltarsi e riconoscere alcune delle difficoltà che possono accompagnare la vita quotidiana.
Non ci sono risposte giuste o sbagliate. È possibile prendersi il proprio tempo e scegliere liberamente a quali domande rispondere.
Quanto ti riconosci nelle seguenti affermazioni?
Questo questionario ha esclusivamente una funzione orientativa e non costituisce uno strumento di valutazione psicologica o diagnostica. I risultati non sostituiscono un colloquio con un professionista e non consentono di identificare o escludere condizioni cliniche. Le difficoltà possono interessare più ambiti contemporaneamente e richiedere approfondimenti specifici.
Le risposte vengono elaborate soltanto nella memoria di questa pagina: non vengono salvate né inviate a server o servizi esterni e non vengono allegate ai messaggi di contatto. Si cancellano quando lasci o ricarichi la pagina.
La psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) esplora i legami tra pensieri, emozioni, sensazioni corporee e comportamenti attraverso metodi fondati sulla ricerca scientifica. A partire da queste basi, costruiamo insieme un percorso in cui strumenti e interventi vengono scelti e adattati alla storia, ai bisogni e ai tempi della persona.
Partiamo dall’ascolto e costruiamo una relazione fondata sulla fiducia e sul rispetto reciproco: uno spazio in cui sentirsi accoltə e liberə di esprimersi, senza giudizio e con i propri tempi.
Esploriamo le difficoltà nella storia personale e nella vita quotidiana, per comprenderne il significato e ciò che le mantiene. Impariamo a riconoscere i legami tra ciò che pensiamo, proviamo e facciamo, dando spazio ai bisogni e alle risorse personali.
Concordiamo obiettivi e strumenti, lasciando spazio al cambiamento, all’accettazione e alla cura di sé. Definiamo insieme la direzione del percorso e la rivediamo alla luce delle necessità che emergono.
È utile affiancare alle riflessioni svolte in sede di colloquio, strumenti ed esperienze da sperimentare tra gli incontri. Li scegliamo insieme e ne osserviamo gli effetti, adattando il lavoro agli obiettivi condivisi e favorendo lo sviluppo di una maggiore autonomia.
Psicologa, Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale e Psicosessuologa Clinica
«La curiosità è la risorsa più preziosa che abbiamo »
— Dott.ssa Federica Elia
Il mio interesse per la psicologia nasce intorno ai tredici anni, attraverso le letture di Virginia Woolf e, successivamente, delle tragedie di Fedra e Medea. Storie che, nella loro diversità e complessità, hanno suscitato in me il desiderio di comprendere la sofferenza umana e, in particolare, quelle forme di dolore così intenso da rivolgersi contro sé stessə, il proprio corpo o le proprie relazioni.
Da quelle letture sono nate domande che continuano ad accompagnare il mio lavoro: perché soffriamo? Come possiamo dare un senso a ciò che viviamo e trovare nuovi modi per affrontarlo? La ricerca di queste risposte ha guidato le mie scelte di studio e un percorso di formazione continua.
Ho maturato esperienze formative e cliniche in contesti ambulatoriali e residenziali, lavorando con adolescenti, giovani e adulti con disturbi dell’alimentazione e difficoltà psichiatriche.
Mi sono occupata, inoltre, del disagio giovanile, del ritiro sociale e della dispersione scolastica attraverso interventi psicoeducativi e la collaborazione con i servizi del territorio trevigiano.
Mi sono dedicata, poi, alla tutela e al sostegno psicologico di donne e minori che hanno vissuto violenza.
Nelle scuole primarie e secondarie ho realizzato interventi sulla sicurezza e sui rischi del web, sulla prevenzione del cyberbullismo e della violenza online e offline, sugli stereotipi e sulla parità di genere, sull’empatia e sulla comunicazione assertiva. Ho inoltre svolto attività di sensibilizzazione, formazione e supporto sul tema dei disturbi dell’alimentazione, rivolte a studenti, docenti e familiari.
Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto · n. 12257
Il percorso si rivolge ad adolescenti, giovani adulti e adulti. Possiamo confrontarci sulla modalità più adatta alle tue esigenze.
Ricevo su appuntamento in studio privato, in Viale della Repubblica, 17/1, Villorba (Treviso). Nel primo contatto possiamo verificare la disponibilità degli incontri.
Indicazioni stradaliGli incontri avvengono in videochiamata. Servono una connessione stabile e uno spazio tranquillo in cui poter parlare con riservatezza.
Chiedi informazioni per gli incontri onlineSì. Possiamo concordare un breve confronto telefonico di circa dieci minuti per raccogliere la tua richiesta, chiarire le prime informazioni e valutare insieme la possibilità di fissare un primo colloquio.
No. Non è necessario avere già le parole per descrivere con precisione ciò che stai vivendo, né sapere da dove iniziare. Possiamo prenderci il tempo per comprendere insieme le tue difficoltà, i tuoi bisogni e ciò a cui dare priorità nel percorso.
Il primo colloquio è uno spazio dedicato alla conoscenza della persona, in cui l’ascolto attivo ha un ruolo centrale. Parliamo di ciò che ti porta qui, dei tuoi bisogni e delle tue aspettative. C’è spazio anche per le domande, i dubbi e le curiosità su quello che potrebbe essere il nostro percorso insieme.
Un colloquio dura circa cinquanta minuti.
La durata dipende dalla situazione, dagli obiettivi e dalle esigenze della persona. Frequenza e direzione del lavoro vengono concordate insieme e riviste durante il percorso. Per costi e disponibilità puoi contattarmi direttamente.
Possiamo avvicinarci a quel tema con gradualità, partendo da ciò che senti di poter condividere. Non è necessario raccontare tutto subito: anche la difficoltà a parlarne può trovare spazio nel colloquio. Cerchiamo insieme le parole e i modi per affrontarlo, nel rispetto dei tuoi tempi e dei tuoi confini.
Per informazioni o per chiedere un primo colloquio, puoi scrivermi o chiamarmi. Possiamo confrontarci su disponibilità, modalità e costi degli incontri.
Email e WhatsApp aprono le rispettive applicazioni: il messaggio viene inviato soltanto da te.
Accolgo con interesse proposte di collaborazione da parte di colleghə, altre figure professionali, scuole ed enti. Possiamo confrontarci per costruire una rete di lavoro e sviluppare insieme progetti di supporto psicologico, prevenzione e formazione.
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